Intervista con Paolo Conti riguardo il mondo delle startup

By | 8 aprile 2013

Paolo Conti è un giornalista, ha scritto articoli e reportage da più di 40 Paesi del mondo. E’ uno dei soci e fondatore di Loft Media Publishing che progetta e realizza progetti di comunicazione crossmediali.

Grazie alla sua disponibilità, e tramite la giornalista Francesca Carli, Simo blog gli ha rivolto 6 domande per approfondire l’argomento del mondo delle startup, un argomento di crescente interesse sia nel panorama nazionale che internazionale.

Veniamo quindi alle domande e alle sue interessanti ed esaurienti risposte!

1) Quali sono gli step chiave per costruire una startup di successo?

Ci vuole un’idea da cui partire. Ma, ancora più importante, una squadra affiatata. Perché l’idea può non funzionare (anche se ci crediamo ciecamente), ma una squadra solida e affiatata saprà affrontare il problema e probabilmente superarlo, magari cambiando modello di business, ma salvando l’azienda e andando avanti.

2) Partendo dalle basi, è possibile suggerire qualche buona risorsa online (sia italiana che estera) per chi vuole intraprendere questa strada?

Le infrastrutture di supporto per chi vuole aprire una nuova impresa innovativa sono tante. Basta usare Google e se ne trovano a centinaia. Personalmente però credo nella forza degli individui. Non ho mai usato strumenti, consulenze o aiuti. Forse semplicemente per presunzione, ma perché credo che se l’idea è buona e il team è giusto funzionerà comunque, mentre se non è buona non esiste business angel o incubatore che possa salvarla.

3) Una startup come può ricercare i fondi necessari?

Mark Zuckerberg, Steve Jobs, Bill Gates, ma anche Graham Bell, Giorgio Armani, Henry Ford… Nessun di loro è partito facendo appello a fondi istituzionali. Cominciare “dal garage” significa usare il proprio denaro, chiedendo magari un prestito a qualche amico o parente. L’importante ciò che conta è trasformare un’idea in cui si crede in un progetto vero, capace di produrre a medio termine un minimo stipendio per chi ci lavora. Tutto il resto viene col tempo.

4) Una startup può essere composta da una singola persona, da un team composto da poche o molte persone. Secondo lei qual’è la soluzione ottimale?

La seconda, senza dubbio. Ma il motivo non è pratico, quanto piuttosto psicologico. Io, per esempio, non sarei partito se non avessi trovato un amico che ha condiviso la mia passione e mi ha seguito nell’impresa. Arriverà un giorno (contateci!) in cui perderete la fiducia e sarà quello il giorno in cui il vostro (o i vostri) partner farà la differenza, aiutandovi ad andare avanti e ad aspettare che la sfiducia passi. Le start-up create da una persona sola esistono, ma sono rare.

5) Quali sono i più comuni sbagli che possono portare ad un fallimento?

Il primo in assoluto è amare così tanto la propria idea da non riconoscere il momento in cui, alla prova dei fatti, si dimostra insostenibile economicamente. Il mondo è pieno di idee meravigliose che sono sparite nel nulla perché pur essendo, appunto, meravigliose, non avevano la capacità di auto sostenersi. Io ne so qualcosa, perché da sognatore quale sono ci sono cascato personalmente un paio di volte.

6) Attualmente quali elementi/tecnologie/conoscenze vanno prese in considerazione per produrre un buon ed innovativo servizio/prodotto?

Impossibile rispondere se non a fronte di una caso concreto. Ma una cosa la posso dire: per costruire qualcosa di nuovo nel settore della tecnologia o dei nuovi media una preparazione tecnica non è sufficiente. Esagerando il messaggio che voglio trasmettervi: un innovatore, un innovatore vero, conosce il linguaggio PHP, ma ha anche letto Moby Dick e ha trascorso un mese girovagando da solo in India.

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