Creare app Android nativa di un sito web – parte 2

In questa seconda parte del tutorial vediamo come importare un progetto di esempio ed adattarlo.

E’ possibile scaricare il progetto da GitHub.
Come già detto il progetto sfrutta il componente WebView per visualizzare una pagina web.

Decomprimere tutti i files in una cartella a piaciamento, esempio C:\ProgettiAndroid\WebView.

Aprire Android Studio appena installato, cliccare su File -> Open e selezionare il percorso appena creato dove abbiamo decompresso il progetto.
Il progetto richiede Build Tools 23.0.3, se non lo avete installato nella finestra dei messaggi apparirà l’errore Failed to sync Gradle project ‘Webview’.
Sarà sufficiente cliccare su Install Build Tools 23.0.3 and sync project, il pacchetto verrà scaricato automaticamente ed installato.

Il progetto richiede Gradle 2.10, per semplificare diciamo che Gradle è uno strumento che si occupa della build dei progetti in Android Studio, ovvero effettua la compilazione vera e propria.
Anche in questo caso se la versione corrente non è 2.10 apparirà un messaggio di errore.
Sarà sufficiente cliccare su Fix Gradle wrapper and re-import project.
Potrebbe presentarsi una popup che richiede di aggiornare Gradle, fatelo pure senza problemi.

La struttura si presenterà come da seguente schermata:

Android Studio

Per semplificare:

app: l’applicazione vera e propria con le sottocartelle manifests (contiene AndroidManifest.xml, file che fornisce le informazioni essenziali dell’app al sistema Android), java (contiene il codice Java, qui sono presenti le varie classi java), res (contiene le risorse come immagini, icone, layout).

Gradle Scripts contiene gli script di Gradle, il tool per la build del progetto. In particolare date un’occhio al file build.gradle relativo a Module:app, qui ci sono impostazioni importanti, vediamo successivamente cosa sono e come modificarle.

Innanzitutto vorremmo cambiare il nome del package com.androidworks.nikhil.webview.
Aprire il file AndroidManifest.xml sotto app\manifests e cambiare la seguente riga

package="com.androidworks.nikhil.webview" >

ad esempio

package="com.android.digitalking.webview" >

Quindi cliccare con il tasto destro su app\java e selezionare New -> Package, chiamarlo esattamente come abbiamo deciso da esempio.
Selezionare le tre classi java presenti (MainActivity, MyFirebaseIstanceIDService, MyFirebaseMessagingService) quindi con il tasto destro selezionare Refactor – Move e come destinazione su To package navigare con i tre puntini fino a com.android.digitalking.webview quindi premere Refactor.

Nella finestra di messaggio chiamata Find Refactoring Preview verranno visualizzate le occorrenze trovate in tutto il codice, è possibile scegliere quindi se fare il refactor premendo Do Refactor oppure cancellare l’operazione.

Una volta effettuato lo spostamento è possibile cancellare il package androidworks.nikhil.webview rimasto vuoto (tasto destro sul nome e quindi Delete).

Ora selezioniamo sempre app cliccando con il tasto destro, quindi Open Module Settings (oppure premendo F4). Qui sono presenti impostazioni importanti che possiamo lasciare così oppure modificare.
Vediamo le principali.

Sotto Properties:

Compile Sdk Version: indica la versione dell’API con cui viene compilata l’app.

Sotto Flavors:

Min Sdk Version: indica la versione di API minima.
Target Sdk Version: rappresenta un valore intero che indica il livello di API ideale per il quale l’applicazione è stata sviluppata. E’ consigliato di utilizzare sempre l’ultima versione delle API. Se non viene specificato di default viene utilizzato il valore di Min Sdk Version.
Min Sdk Version: rappresenta un valore intero che indica il livello minimo di API necessario per utilizzare l’applicazione.
Application Id: ogni app Android ha un application ID univoco che identifica l’app nel dispositivo e nel Play Store di Google. Possiamo cambiarlo e mettere il nome scelto con il nuovo package, ovvero com.android.digitalking.webview.
Version Code: valore integer utilizzato come numero per versione interna.
Version Name: una stringa utilizzata come numero di versione da mostrare agli utenti.

Ricordate il file delle impostazioni di Gradle build.gradle relativo a Module:app? Qui trovate i valori di queste impostazioni.

In questo file è anche possibile configurare i tipi di build tramite il blocco buildTypes. Di default il sistema definisce due tipi di build: debug e release. Il tipo di build debug non è esplicitamente mostrato nella configurazione di default della build ma include strumenti per il debugging ed è firmato con chiave di debug.
Il tipo di build release applica le impostazioni Proguard (permette di rilevare e rimuovere il codice non usato riducendo le dimensioni dell’APK generato) e di default non è firmato.

La compilazione del progetto dovrebbe dare degli errori per il fatto che è stato modificato l’application id ed il nome del package.
Per risolvere occorre modificare il nome del package all’interno del file google-services.json (presente sotto la directory C:\ProgettoAndroid\WebView\app\google-services.json) utilizzando un qualsiasi editor di testo e all’interno di Android Studio sulla classe MainActivity e MyFirebaseMessagingService rinominare tutte le vecchie referenze com.androidworks.nikhil.webview con il nome scelto.

Per verificare se la compilazione non da errori lanciare una nuova build (menu Build -> Rebuild project).

Android Studio

Nella terza ed ultima parte vedremo come modificare il codice sorgente adattandolo, testare l’applicazione e quindi generare l’APK pronto per essere installato.

Creare app Android nativa di un sito web – parte 1

Se non siete sviluppatori Android ma volete realizzare un’app del vostro sito web questo è il tutorial che fa per voi.
Avete un blog WordPress o un sito realizzato in Joomla già responsivo? (adatto ad essere visualizzato correttamente sia su desktop che su mobile).
Esistono diverse soluzioni per creare un’app Android, quella che verrà illustrata in questa guida si avvale dell’uso di Android Studio, l’IDE (Integrated Development Environment) ufficialmente supportato da Google per lo sviluppo Android.
Per chi non lo sapesse per sviluppare in Android si utilizza il linguaggio Java, se non siete esperti di programmazione non vi preoccupate!
In questa prima parte del tutorial verrà illustrato tutto ciò che occorre installare per utilizzare Android Studio in ambiente Windows.
Nella seconda parte verrà fornito un progetto Android Studio già pronto da modificare secondo le proprie esigenze.

Scaricare ed installare Android Studio

E’ possibile scaricare ed installare Android Studio dal sito https://developer.android.com/studio/index.html.
Il bundle completo include tutti gli strumenti necessari per iniziare a sviluppare le proprie app:

– IntelliJ IDE + Android Studio plugin
– Android SDK Tools
– Android Platform-tools
– Una versione di Android platform
– Emulatore Android con immagine di sistema Android incluso Google Play Services

ATTENZIONE: Android Studio richiede che sia installato Java (JRE/JDK) per funzionare.
Link JRE: https://java.com/it/download/
Link JDK: http://www.oracle.com/technetwork/java/javase/downloads/index-jsp-138363.html
fare attenzione ad installare la versione corretta in base al proprio sistema operativo, se 32 o 64bit.

Alcune volte il wizard di Android Studio non trova Java installato.

Cliccare su Browse e indicare il percorso al JDK (ad esempio C:\Program Files\Java\jdk1.8.0_77).

Si può ovviare all’errore di cui sopra definendo una nuova variabile di sistema chiamata JAVA_HOME che punta alla cartella JDK.

In Windows 10 basta andare su Pannello di controllo\Sistema e sicurezza\Sistema quindi selezionare Impostazioni di sistema avanzate.
Selezionare variabili d’ambiente e definire la nuova variabile di sistema JAVA_HOME con il valore il percorso al JDK (ad esempio C:\Program Files\Java\jdk1.8.0_77).

Schermate di installazione di Android Studio:

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Durante l’installazione di Android Studio annotatevi il percorso dell’Android SDK, ad esempio C:\Users\NOMEUTENTE\AppData\Local\Android\sdk.
Da qui lanciate l’Android SDK Manager per scaricare i vari pacchetti, non sono necessari tutti, dipende quali API intendete utilizzare, sono consigliate sempre le più recenti.
Le varie system image e Intel x86 Emulator Accelerator (XAHM Installer) permettono di far girare l’applicazione su un dispositivo virtuale all’interno di Android Studio.
Sarà necessario creare e configurare un Android Virtual Device (AVD) in Android Studio.
Se non si vuole/può utilizzare l’emulatore è anche possibile far girare l’app su un dispositivo collegato al computer, a patto che lo smartphone sia correttamente visto dal computer (aver installato i driver Windows) e abilitato l’opzione Debug USB sulle opzione Sviluppatore nelle impostazioni del proprio dispositivo.

Se si vuole utilizzare le ultime API di Android Nougat (7.1.1) dall’SDK Manager si installerà:

– Tools: Android SDK Tools, Android SDK Platform-tools, Android SDK Build-tools
– Android 7.1.1 (API 25): SDK Platform più tutte le system image
– Extras: Android Support Repository, Google Repository, Google USB Driver, Intel x86 Emulator Accelerator (XAHM Installer).

Nella seconda parte del tutorial verrà importato un progetto in Android Studio che sfrutta il componente Webview per visualizzare pagine web, con le opportune modifiche verrà personalizzato ed infine compilato generando l’APK pronto per essere installato.

Guida completa a Serviio

Serviio è un software gratuito multipiattaforma, gira su Windows, Mac, Linux, basato su Java.

Funge da media server DLNA, ovvero permette lo stream di files multimediali (foto, audio, video) a dispositivi connessi alla rete locale (tv, bluray, console da gioco, dispositivi mobili).

Nella pagina delle caratteristiche (features) potete trovare la lista di tutti i files supportati e dei dispositivi compatibili.

Tra le caratteristiche principali si segnalano:

– stream di immagini, audio e video (definizione standard e HD) in formato nativo o transcodificato in tempo reale

– stream di contenuti da risorse online

– estensione delle funzionalità tramite un sistema di plugin

– supporto delle playlist più conosciute

– supporto sottotitoli

– aggiornamento automatico della libreria quando si aggiunge/aggiorna/rimuove files media/metadata

Dopo questa breve presentazione vediamo il funzionamento del software (prova effettuata con Windows 8.1).

Una volta istallato dovreste ritrovare il programma in esecuzione nella system tray (foto 1), altrimenti ricercatelo (foto 2).

Apritelo, comparirà la console di Serviio (foto 3) (come vedete il server risulta in esecuzione e rileva automaticamente tutti i dispositivi compatibili collegati in rete).

Per aggiungere i files è sufficiente andare nella tab Libreria (foto 4).

Da qui è possibile condividere sia cartelle (in locale o remote) sia fonti online, vediamo entrambe.

Per la condivisione delle cartelle è sufficiente aggiungere le cartelle del file system che contengono i propri files multimediali di cui vogliamo effettuare lo stream, e checkare i flag di che tipo si vuole condividere (foto, musica, video), ed infine cliccare su Salva (foto 5).

Sarà quindi sufficiente aprire Serviio dal dispositivo che vogliamo utilizzare per la visualizzazione, ciascuno ha le proprie impostazioni, gli screen si riferiscono ad un HDTV Sony Bravia (foto 6-7).

Sarà presentata una struttura a cartelle effettuata dal programma stesso (foto 8).

All’interno troveremo le risorse condivise precedentemente (foto 9 – 10).

Come accennato è possibile utilizzare anche fonti online come input. Serviio accetta feed RSS, flusso dal vivo, risorsa web (foto 11).

Ad esempio è possibile utilizzare Serviio per vedere tutti i video di Rai.tv e Rai Replay, Mediaset video e del portale La7.it!

E’ sufficiente scaricare ed installare gli appositi ed ottimi script di Andrea Lazzarotto: Rai, Mediaset, La7.

Si tratta di script Greasemonkey (un’estensione per il browser Firefox), volendo è anche possibile utilizzarli tramite Tampermonkey (estensione per il browser Chrome) che aggiungono un’utile barra per scaricare i video da tali siti.

Ma vediamo come utilizzarli insieme a Serviio.

Una volta correttamente installati gli script recatevi nei portali citati e tramite l’apposito bottone verde, visualizzato grazie allo script, copiate il link del video d’interesse (foto 12).

Quindi incollatelo su Serviio selezionando come tipo di fonte Flusso dal vivo, è anche possibile verificare il collegamento funzionante, e assegnategli un nome (foto 13).

Ritornando nella finestra principale come al solito salvate per applicare le impostazioni (foto 14).

Ora potrete godervi il vostro bel video online sul dispositivo di visualizzazione senza dover scaricare niente! (quando Serviio vi presenterà la struttura delle cartelle come da foto 8 questa volta dovrete andare su Fonti Online).

Ma Serviio offre possibilità “infinite”, ad esempio è possibile utilizzarlo per vedere canali in streaming dei noti software SopCast e AceStream, a tal proposito rimando all’ottimo tutorial di Tech Tips.

Per concludere esiste anche una versione Pro a pagamento di Serviio con delle funzionalità aggiuntive.

Tutorial Teamviewer 6

TeamViewer è un ottimo e popolare programma multipiattaforma (anche in versione mobile) gratuito (per scopi commerciali è posibile acquistare una licenza) per il controllo remoto del pc. Le principali caratteristiche che lo contraddistinguono sono la sua semplicità, leggerezza e sicurezza, inoltre è disponibile anche come versione portable non richiedendo installazioni.

Ecco di seguito una guida veloce all’utilizzo illustrata con immagini:

E’ possibile scaricare il programma nella sezione Download. La guida si basa sulla versione all-in-one, che è la versione completa che permette sia di instaurare un collegamento che accettarlo.

Una volta avviato l’eseguibile scaricato è possibile scegliere se avviare il programma o avviarlo senza installazione. (foto 1)

All’avvio il programma in modo compatto appare suddiviso in 2 parti (foto 2): controllo remoto e Presentazione. Sono simili, solo che la prima serve appunto al controllo remoto. Comunicando ID e password ad un altro utilizzatore di TeamViewer esso potrà amministrare il vostro pc; se invece volete amministrare un computer basterà inserire l’ID dell’interlocutore nel relativo campo ID partner e cliccando per instaurare il collegamento verrà chiesta la relativa password (foto 3). Nella tab Presentazione invece è possibile avviare una presentazione invitando altri utenti e comunicando loro ID e password oppure è possibile unirsi ad una presentazione inserendo l’ID della persona che ha avviato la presentazione.

Una volta instaurato il controllo remoto si avrà a disposizione un comodo menù con delle funzionalità (foto 4) mentre l’altro utente viene avvisato tramite una popup del collegamento avvenuto. (foto 5). Entrambi possono interrompere il collegamento in qualsiasi momento tramite la crocetta rossa.

Una breve panoramica di tutti i menù: Operazioni (foto 6), Visualizza (foto 7), Audio/Video (foto 8 ), Trasferimento files (foto 9), Extra. (foto 10)

Tra le funzionalità più utili a corredo del controllo remoto troviamo appunto la possibilità di stabilire un trasferimento files tra i due computer e avviare una sessione di chat.

Il programma dispone anche di una funzionalità (necessario iscrivere un account gratuito) per visualizzare se i propri interlocutori sono online. (foto 11)

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